un weekend sui Sibillini

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Un weekend tra i monti della sibilla ve lo racconto così di getto senza filtrare parole o emozioni. Vi voglio raccontare del pugno allo stomaco che ho sentito quando, per sbaglio, siamo finite dentro Accumoli e di quanto è brutto vedere con i propri occhi i danni del terremoto. Ma vi voglio anche raccontare di quanta forza e coraggio hanno le persone, determinate a ritrovare la loro quotidianità e di tutte quelle che sono impegnate a far conoscere le meraviglie che queste terre offrono. La prima tappa è stata Castelluccio, che certamente non ha bisogno di pubblicità, paese che già conoscevo non solo perché famoso per le lenticchie, ma perché ci sono stata più volte con la mia famiglia. Un altipiano bellissimo, in questo periodo vestito dei colori dell’autunno, che per me ha un fascino particolare e che a Maggio si ricopre dei colori più belli: giallo, rosso, violetto… sembra la tavolozza di un pittore, non ve lo perdete.

 

Siamo state accolte dal ristorante il Guerrin Meschino dove ci hanno offerto una zuppa di lenticchie (che altro sennò?) e abbiamo imparato cosa sono la roveja e la farecchiata (delle quali vi parlerò più dettagliatamente in un altro articolo).

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Nel pomeriggio siamo salite a Castelsantangelo sul Nera nella frazione di Vallinfante per vedere dove nasce il Nera, che a vederlo così piccolino (tanto che sembra un ruscelletto) si ha difficoltà a pensare che durante il suo corso diventerà imponente e sarà il più importante affluente del Tevere. Questa sorgente sembra un posto fatato e si ha la sensazione che fate e folletti saltino fuori all’improvviso. Luca Tombesi, che è stato la nostra guida d’eccezione e ci ha accompagnati per tutto il tempo, qui ci ha raccontato anche della battaglia tra Vissani e Norcini che si è svolta a Passo Perduto nel 1200.

Dopo siamo scesi a Visso, un borgo ricco di storia e di sapore, per il primo Luca ci ha raccontato tante curiosità come quella che è stato necessario tagliare una chiesa di ben otto metri per spostare il passaggio del fiume,

e per quel che riguarda il sapore, beh… Ecchevelodicoaffà! (come si dice a Roma): sua maestà il ciauscolo che qui dal grande Giorgio Calabrò, dell’omonima macelleria, si chiama Vissuscolo, perché ha deciso di lavorarlo come la tradizione vuole in modo artigianale e non ha accettato le norme per disciplinare l’igp (che prevedono conservanti e altre cose chimiche). La passione per quel che fa si sente assaggiando i suoi prodotti, talmente buoni che se ancora oggi ci penso mi viene l’acquolina in bocca.img_7786

La giornata si è poi conclusa mangiando al ristorante Monte Bove, dove ho pensato più volte tra me e me che sarei esplosa con tutto il ben di Dio che ci hanno portato. Tutti i piatti in porzioni pantagrueliche dall’antipasto al dolce e ad ogni piatto dicevo: ” il prossimo lo rifiuto” ma poi erano talmente buoni che li ho assaggiati tutti. L’unico “difetto” che  ho trovato, se proprio vogliamo trovarne uno, è stato il pepe in abbondanza nei piatti. I complimenti però restano, perché era tutto davvero buonissimo.

Per dormire siamo stati ospitati da Patrizia, proprietaria del b&b la Casa dell’Ortigiana. Lei ci ha raccontato le sue paure per il terremoto e che per sminuirle lo ha soprannominato zio Terry, ci ha presentato le stanze ripulite da lei e nelle quali ha scritto sui muri una frase diversa per ogni stanza. Ogni stanza è di un colore diverso con un tema diverso, la mia era “I girasoli”, tutta sui toni del giallo e dell’arancio e la mia frase scritta sul muro era (neanche a farlo apposta del mio poeta preferito Fernando Pessoa): “Il mio sguardo è nitido come un girasole. Ho l’abitudine di camminare per le strade guardando a destra e a sinistra e talvolta guardando dietro di me…” Patrizia invece è una donna forte e fortunatamente guarda avanti, piena di progetti e di tanta voglia di fare, anche se un po’ imbarazzata quando la mattina ci presenta la colazione con tutte le tazze diverse… il perchè è ovvio, ma per me quella tavola sapeva tanto di famiglia, di casa e mi è sembrata bellissima, alla faccia dello zio Terry.

La Montagna è femmina e per fare la fanatica e dare il meglio di sé in questi giorni si è fatta aiutare dal sole, un’accoppiata vincente per una giornata splendida e così non puoi non innamorarti di questi luoghi. Dovunque guardi è bello ed è bello ora con i colori dell’autunno, sarà bello in inverno, tutto bianco, e in primavera o in estate quando tutto sarà fiorito.

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Le sorprese non sono finite perché la nostra instancabile guida ci porta a far conoscere Marco Scolastici proprietario dell’azienda agricola Scolastici e qui … Chevelodicoaffà ci sta due volte. Un Paradiso vero, prati verdi dove gli animali pascolano tranquillamente, dove tutto segue la regolarità delle stagioni, dove le piante sono quelle che crescono e nessuno le modifica e gli animali non vengono sfruttati per avere più latte. Qui è stata trovata una cisterna del 1800 e in questa cisterna I formaggi stagionano tranquilli e beati senza che nessuno li ricopra di antimuffa o porcherie simili, si possono mangiare con tutta la buccia perché tutto è genuino… e credetemi il sapore di quei formaggi è meraviglioso.

Grazie Marco per averci fatto assaggiare i tuoi tesori e ho tutta l’intenzione di tornare per farne una scorpacciata. Grazie anche a Lucia che ha fatto le marmellate da accompagnare ai formaggi, una vera e propria delizia.

Anche il vino Primo di Cupi dell’azienda vinicola Coppacchioli è stato il giusto accompagnamento… insomma tutto perfetto: il formaggio, il vino e le marmellate nonché la vostra gentilezza. Grazie davvero.

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Pensate che sia finita qui? Nooooo, perchè l’instancabile Luca ci ha organizzato il pranzo al Fargno un rifugio che sta a 1800 metri. Si sale piano sulla montagna che ci offre uno spettacolo mozzafiato e quando si arriva si resta estasiati. Bello, bello, bello, sfacciatamente bello, non riesco a descrivere diversamente quel che ho visto, se siete più bravi voi… andateci e poi ditemi come può essere descritto quel panorama.

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Qui al rifugio abbiamo conosciuto Andrea che sta ristrutturando questo e altri rifugi da solo, con le sue mani. Qui si può restare per la notte in modo che il giorno dopo ci si alza presto per andare a fare trekking, mountain bike il wildlife watching, (osservare gli animali in natura) oppure Hiking (escursioni, dirlo in inglese fa più figo), ma sopratutto mangiare la pasta alla pilato, tipica di qui.

Insomma questi Sibillini si fanno amare 360 giorni l’anno, offrono di tutto e di più per tutti i gusti, grandi e piccini, sportivi, pelandroni e buongustai (come me). Ecco, questo è stato il mio weekend nei Sibillini e c’è una cosa che mi è piaciuta più di tutte, una cosa che per quanto è potente la natura non può avere ed è la passione delle belle persone che stanno facendo tanto per questi territori. Ringrazio Luca Tombesi, la nostra guida, colui che ha organizzato l’evento, per la pazienza avuta (e che dovrà ancora avere, perché ho un sacco di domande ancora da fargli), tutto il gruppo con cui ho condiviso quest’avventura e le Marche che per la seconda volta mi hanno ospitato e lasciato un segno nel cuore.

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